Sono e siamo tornati in Italia dopo esserci scontrati ancora una volta con una realtà, quella africana, che non rinuncia mai a metterci alla prova e allo stesso tempo, facendoci soffrire e pensare, ci aiuta a crescere a cambiare un po’ le nostre idee, a non cullarci troppo nelle nostre convinzioni e comodità. Abbiamo passato un intero giorno all’aeroporto di Nairobi dove il nostro volo è stato cancellato in seguito ad un problema tecnico che per quasi 24 ore hanno tentato di risolvere senza riuscirci. Abbiamo così familiarizzato con il pavimento dell’aeroporto e le sue sedie che per una notte ci hanno offerto la possibilità di essere utilizzate come letto a dir poco crudele e scomodo.

Perso il volo sono saltate le coincidenze … e così inaspettatamente la nostra avventura si è prolungata, arricchita di esperienze e di qualche disagio tuttavia sopportabile.

Arrivati in Europa però, all’aeroporto di Parigi, qualcuno ha avuto pietà anche di noi e si è subito impegnato per offrirci la possibilità di una doccia e di un letto anche solo per qualche ora in attesa del volo per Milano. Senza quelle ore di sonno, ma soprattutto senza quella doccia provvidenziale avremmo corso il rischio di far scappare quelle persone che a Malpensa avrebbero sopportato a fatica i nostri odori frutto di tre giorni di peregrinazioni africane.

Ma quello che più conta è che siamo tornati entusiasti, felici e decisamente stanchi di quella stanchezza che però da pace, costruttiva e piacevole in tutti i sensi. Qualcuno si è portato dei ricordini per non dimenticare un’avventura che comunque non avrebbe dimenticato mai. Qualcuno si è portato ricordi di altro genere, quelli che nessuno vorrebbe mai ricevere o comprare; mi sto riferendo a tutti quei malesseri fisici che l’Africa offre gratuitamente ai suoi visitatori: dissenteria, pruriti, raffreddori e la famigerata Malaria che ha costretto Mario al ricovero in ospedale. Grazie a Dio nulla di grave. Piccolo incidente di percorso che nulla toglie ad un’esperienza unica e da ripetere all’infinito.

Si torna in Italia tra le mille comodità di cui, prima di andare a Tonj, ignoravamo la fortuna di avere: auto, moto, aria condizionata, doccia calda, cibo, bibite fresche … internet, TV.

Ci si trova immersi nelle tentazioni del nostro bel mondo nel quale non ci manca nulla ma che siamo sempre pronti a condannare e criticare. Dobbiamo ammettere che siamo diventati un po’ tutti specialisti in brontolamenti.

Tra le mille tentazioni si nasconde anche la tentazione più grande che è quella di tenere la nostra esperienza a Tonj tutta per noi. Mi viene facile pensare alla pagina del Vangelo che racconta della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor. Pietro, insieme a Giacomo e Giovanni, assiste ad uno spettacolo fenomenale, vive un’esperienza unica, inimmaginabile. Pietro, che torto dargli! Ha un’idea. Il momento è talmente eccezionale che non si può fare altro che costruire delle tende per rimanere lì e continuare a godere della grazia di questo spettacolo. Il nostro mese a Tonj è stato così ricco ed entusiasmante che adesso bisogna fare il possibile per contemplarlo, riguardarlo.

Ma Gesù ferma subito il pensiero del buon Pietro. Non è questo il tempo della contemplazione e del riposo. Bisogna scendere dal monte, bisogna ritornare a valle, a vivere tra la gente carichi dell’esperienza vissuta.

Credo sia questa la sfida. Dopo una quarantina di giorni a Tonj si torna a casa stanchi, provati, poco in salute … ma non c’è tempo da perdere. Non possiamo cadere nella tentazione di mettere tutto tra parentesi perché a Tonj la gente ha fame, ha bisogno di un ospedale più grande e che funzioni pieno ritmo. A Tonj i bambini devono poter bere acqua potabile altrimenti si ammalano e rischiano di morire. A scuola c’è bisogno di banchi nuovi.

L’ospedale è piccolo e ha bisogno di essere ingrandito attraverso la costruzione di una nuova ala … lo stesso discorso vale per la casetta dei volontari.

Altro che costruire tende per fermarci a contemplare. È il tempo dell’azione, del fare, del costruire … è il tempo di trovare vecchi e nuovi benefattori, organizzare eventi, raccolte di generi alimentari, farmaci e materiali vari in vista del prossimo container.

 

Grazie a tutti per l’aiuto dato e per quello che ci vorrete dare.

A breve vi informeremo su alcuni appuntamenti che vogliono anche ricordare i 15 anni di fondazione e di impegno di Tonjproject a favore del popolo sud sudanese.

Dio vi strabenedica davvero.

OMAR

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