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tragedia del fuoco, il racconto di edoardo

“Sono le 22,30 e la mia giornata africana sta giungendo al termine. Ha fatto caldo, come sempre nelle ultime settimane, e ho appena finito di sistemare il mio letto nel cortile della casa pronto a passare un’altra notte sotto il cielo stellato. A pochi metri da me c’è il letto del fidato Robert che sta mangiando il mango della buonanotte. All’improvviso qualcosa interrompe la nostra quiete. Il silenzio è interrotto da alcune grida, dei rumori insoliti e non riusciamo a capire cosa possa essere. Passano pochi secondi, forse un minuto e sentiamo chiaramente voci di bambine che urlano i nostri nomi insieme ad altre parole incomprensibili, ma una si capisce chiaramente: FIRE!

Da questo momento in poi all’interno del mio corpo è scattato un meccanismo per il quale la mia mente e le mie mani lavoravano al triplo della velocità, senza pensare troppo, non c’era tempo.

Ci precipitiamo verso il Boarding delle Sister Kenya e appena giriamo l’angolo della recinzione la scena che ci si presenta davanti è raccapricciante. Fiamme che si alzano dal dormitorio numero uno, grida e lacrime delle bimbe, cancello sfondato, almeno duecento persone all’interno del Boarding che sono accorse dopo aver sentite le urla di strazio delle bimbe. La confusione e il caos regnano sovrani. La gente continua ad arrivare, il passaparola tra le capanne è una cosa immediata e molto veloce. In pochi minuti all’interno del compound c’è quasi tutto il villaggio e iniziano ad apparire anche i primi militari, la National security,  soldati dell’SPLMA, polizia, gente comune che però porta il proprio mitra. Inizio a preoccuparmi per quello che potrebbe succedere.

Intanto arrivano anche le suore e i  Padri Salesiani che sono stati avvistati del disastro.

Il caos cresce in modo esponenziale e nel Boarding inizia a spargersi la voce che tre bimbe sono riamaste dentro, sorprese dalle fiamme non sono riuscite a mettersi in salvo. L’ansia cresce, arrivano anche i primi parenti e amici delle ragazze e senza esitare le allontanano dal  dormitorio.

Finalmente il fuoco è stato domato e la situazione è gestita dalla National Security che blocca immediatamente l’accesso al dormitorio. Arriva uno dei capi e chiede l’immediato intervento del personale sanitario per identificare il numero dei corpi all’interno e decretarne ufficialmente il decesso . Servono tre persone.  Entriamo io, il Dottor Ajonjo e Sister Shanty con la scorta di tre militari. Dentro i resti dei letti e dei materassi fumano ancora, il calore è insopportabile. Ispezioniamo il dormitorio e quando arriviamo alla piccola stanza sul retro troviamo quello che non avremmo mai voluto. La Sister esce immediatamente. Noi facciamo il nostro dovere. I corpi sono tre, sono le tre bimbe che mancano all’appello.

Usciamo, e ufficializziamo il tutto al capo della polizia. Ora inizia la parte più difficile, il recupero dei corpi.

Il dottore mi da indicazioni, scortato da un militare vado in ospedale. Recupero tre portantine, guanti e mascherine e torno al dormitorio. Dobbiamo rientrare e lo facciamo. Uno ad uno raccogliamo dal pavimento quei piccoli corpi. Sono letteralmente carbonizzate. Le deponiamo sulle barelle, le sistemiamo come meglio possiamo e le copriamo.

All’esterno una calca di gente vuole sapere e inizia a lanciare accuse senza senso. La gente vuole verità, vendetta, vuole sapere perché tre bambine innocenti hanno perso la vita.
Intanto le salme vengono caricate sul pick-up e portate all’obitorio del paese dove rilasciamo le prime dichiarazioni ufficiali.

Torno alla missione, il compound sembra una caserma, ma la folla ormai si è dileguata. resta solo la polizia che fa la ronda e rimane per la nostra sicurezza. Torno a casa e mi siedo. Chiamo l’Italia. I primi che riesco a contattare sono Elisa e Ruggero che ascoltano in silenzio la vicenda. Non sembra vero. Invece è successo.

 

La mattina dopo il compound è ancora blindato e resterà così per tre giorni. Purtroppo la gente vuole risposte ma per darle serve tempo.

Si potrebbero dire altre mille cose, si potrebbero fare accuse, deduzioni e ipotesi. Ma non mi viene da dire niente. Purtroppo abbiamo la certezza che l’incendio sia stato doloso, la mia unica domanda che sorge è perché? Perché tanta crudeltà?

La certezza è che certe immagini resteranno per sempre impresse nella mia mente, un altro capito che la terra africana mi lascerà. Una terra tanto bella quanto crudele.

 

Il peggio è stato per Helena, Adut e Ageth. Ma ora sono sicuro che saranno altre tre bellissime stelle nel cielo africano.”

 

Edo

 

 

 

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