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Scrivo queste righe per aiutarci a riflettere sulla festa che oggi la Chiesa celebra e per lasciarci provocare ancora una volta da quello spettacolare brano di Vangelo che è la parabola della pecora smarrita.

Mi chiedo: Cambierà mai l’uomo? Imparerà mai l’amore?

Non saprei rispondere. Mi piacerebbe, lo confesso, vivere in un mondo diverso, abitato da un uomo diverso, magari più solidale, forse più attento agli altri; un uomo capace di amare in modo diverso, a partire da se stesso; un uomo più attento alle relazioni; un uomo meno violento, più disponibile, più coinvolto; un uomo capace di un amore disinteressato, non continuamente alla ricerca del proprio successo o del proprio tornaconto.

Chissà se vivrò abbastanza per vedere questo cambiamento.

Cambiamento sì, perché sono convinto che prima o poi le cose cambieranno, che l’uomo cambierà, che imparerà finalmente ad amare perché so che Dio non accetta la sconfitta; perché so che Dio non crede che l’uomo sia irrecuperabile; perché so che Dio non si stanca di cercare la pecora fuggita e so che invece di bastonarla per il tempo perso e la fatica della ricerca, se la carica sulle spalle.

L’uomo non è perduto. Dio è misericordia infinita e tenerezza sconfinata.

 

Stamattina abbiamo partecipato alla messa solenne in onore del Sacro Cuore di Gesù, patrono di Tonj insieme ai circa 1000 ragazzi della scuola salesiana. Accoglienza stupenda. Siamo amici e questo qui ormai tutti lo sanno. Ci siamo lasciati facilmente coinvolgere nella liturgia resa ancora più gioiosa dai tanti canti e balli. Qualche parola, non solo in Dinka ma anche in Inglese, ce la siamo lasciata scappare.

Faccio un piccolo passo indietro per dire che l’inizio della giornata non era stato dei più entusiasmanti perché Maria, chiamata in ritardo in sala parto, non ha potuto fare altro che aiutare a far nascere un bambino morto in seguito alle complicazioni del parto. Abbiamo cercato con gli occhi gonfi di lacrime e il cuore pieno di tristezza di andare oltre, quasi di fare finta di niente, ma la lettura del brano del Vangelo, quello della pecora smarrita, è stata un pugno nello stomaco e ci ha riportati alla dura realtà perché questa mattina noi non siamo riusciti a portare a casa questa pecorella, non siamo riusciti a metterla nel recinto costruito con tanta fatica in questi 13 anni di presenza nostra a Tonj. Non siamo riusciti a consegnarla a quel recinto dove avrebbe potuto vivere una vita serena, circondata dall’affetto di mamma e papà, da tanti fratelli e mille amici, perchè a Tonj troppo spesso si muore così, in modo quasi inspiegabile, per non dire assurdo.

Questo rimane l’unico rimpianto, quello di non avere fatto ancora tutto per questi amici, per evitare e prevenire disgrazie come quella di un parto finito male.

 

Forse è proprio questa la provocazione che la Parola di Dio ci ha voluto lanciare. Forse Dio ci chiede di non adagiarci sui risultati ottenuti per le novantanove pecore messe al sicuro nel recinto … Forse Dio ci chiede di impegnarci ancora di più perché nessuno sia fuori dal recinto, perché nessun neonato muoia più per le complicazioni di un parto.

Mentre ragiono così perdendo molti dei passaggi dell’esilerante omelia di Padre Joseph, guardo in faccia i mei volontari. Alcuni li conosco ancora poco; molti li conosco bene perché sono miei allievi, ho condiviso con loro due, tre, quattro anni di scuola (una sofferenza!). Sono ragazzi speciali, unici; è difficile non volergli bene soprattutto quando non sono rinchiusi dietro i banchi della scuola. Non so se già sanno cosa è successo in ospedale. Non so come reagiranno anche se immagino che attribuiranno a Dio la colpa di questa tragedia. So che di Dio hanno un’idea approssimativa e probabilmente neppure tropo simpatica. Penso che più o meno tutti credano nell’esistenza di Dio. Sono certo che lo ritengano potente ma incomprensibile nelle sue discutibili scelte. Penso addirittura che qualcuno nutra nel suo cuore la convinzione di essere meglio di Dio soprattutto di avere idee migliori su come governare il modo, fermare le guerre, gestire la salute delle persone …

Mi piacerebbe che in questa esperienza missionaria si lasciassero raggiungere da un’idea diversa di Dio. Mi piacerebbe che a partire da quanto si vede e si fa qui a Tonj smettessero di pensare a Dio come a un vigile, un giudice, un preside severo. Mi piacerebbe iniziassero a fargli spazio nelle loro vite e non lo relegassero semplicemente nelle chiese o in piccolissimi spazi di tempo rosicati alle giornate troppo complicate e complesse. Mi piacerebbe vedessero la fede non come un pegno da pagare all’onnipotenza di Dio, ma come un incontro di pienezza e di festa. Mi piacerebbe si convertissero alla tenerezza di Dio.

Nessuno di noi si merita l’amore di Dio … ma la cosa più bella e incoraggiante è che questo amore è assolutamente gratuito, libero e pieno.

La cura meticolosa con cui il pastore insegue la pecora lontana è il segno vero dell’amore di Dio e paradossalmente l’esperienza del peccato, che è questo “perdersi”, diventa occasione per un incontro più duraturo e autentico con questo Dio che ci perseguita con il suo amore.

 

Forse una cosa abbiamo imparato oggi a Tonj: dobbiamo togliere lo zucchero da questa festa, lasciar perdere le stucchevoli immagini del Gesù biondo dallo sguardo languido che apre la tunica per mostrare un cuore da cui si dipartono raggi luminosi. La verità di questa festa è enorme: Cristo ci ha amati e ci ama intensamente, senza compromessi, con forza, con fedeltà. Amore concreto, quello di Cristo. Siamo amati e possiamo amare. Questo è la bella convinzione che oggi riempie il nostro cuore ancora un po’ triste per quello che è successo stamattina in sala parto.

Questo è quello che con la nostra esperienza vogliamo vivere e testimoniare.

 

Stiamo bene. Lavoriamo, giochiamo, ci aiutiamo e iniziamo a conoscerci.

Ci affidiamo anche alla vostra preghiera perché sarebbe davvero bello poter maturare qui a Tonj il desiderio di essere per sempre discepoli di questo Dio che cerca la pecora perduta … e ancora piange, ma non si dispera e non perde le speranze, nonostante il peccato dell’uomo! Noi speriamo in un uomo diverso, in un uomo capace di amare.

Don Omar

 

Buona festa a tutti … e se anche solo per un attimo pensi di essere quella pecorella smarrita del Vangelo, non perderti d’animo. Fai il possibile perché l’amore di Dio possa trovarti al più presto.

 

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